Semplificando, possiamo affermare che i due modelli dominanti di distribuzione digitale, à la carte vs. buffet, corrispondono, grosso modo, alla dicotomia tra prodotti e servizi. Nel primo caso, l’utente acquista un singolo articolo previo pagamento di un dazio. Il paradigma è iTunes, uno store digitale che emula il formato del tradizionale negozio. La merce - musica, video, film, series televisive etc. - si smaterializza, ma le dinamiche restano sostanzialmente invariate: selezione, transazione, consumo.
Nel secondo caso, prevale la logica dell’all-you-can-eat dei casino di Las Vegas: il cliente paga l’accesso (in)condizionato al catalogo tout court. Attraverso un abbonamento mensile o annuale, il consumatore accede a un enorme archivio di contenuti digitali che spaziano dalla musica al cinema, dalla televisione ai videogiochi. Nella maggior parte dei casi, fruisce contenuti in streaming (nota 1). Per quanto affine alla formula del noleggio, lo streaming presenta alcune caratteristiche peculiari.
Per esempio, la distribuzione di contenuti in streaming differisce dai modelli pre-esistenti come la pay-tv dato che è preclusa all'utente la possibilità di conservare i contenuti fruiti per un consumo successivo, ovvero indipendentemente dalle dinamiche definite a monte dal content provider. Dispositivi quali il DVR/PVR e, in precendenza, il VHS, consentono la memorizzazione su supporti fisici o digitali dei contenuti e rendono possibile un consumo autonomo, svincolato dalle dinamiche imposte dai gatekeeper. Lo streaming esclude questa possibilità (nota 2). E' possibile che, in futuro, qualcuno introdurrà sul mercato un marchingegno ad hoc per memorizzare i brani "trasmessi" di Spotify, Mog, Xbox Music et similia esattamente come, cinquanta anni fa, alcune aziende hanno introdotto sul mercato consumer dispositivi di videoregistrazione per catturare le trasmissioni televisive. Questi "innovatori" radicali hanno combattuto - e vinto - intense battaglie contro i content producer (leggi: gli studios hollywoodiani, i network televisivi) che hanno a lungo osteggiato l'emancipazione dell'utenza. Questa querelle - un esempio paradigmatico di innovazione tecnologica dirompente che ha ridefinito le leggi sul diritto d'autore - è stata splendidamente narrata da Joshua Greenber in From Betamax to Blockbuster (2010). E per quanto concerne i suoni, il mangianastri ha consentito agli ascoltatori radiofonici di registrare musica a programmi per una fruizione autonoma.
Per il momento, lo streaming garantisce un controllo pressoché totale ai gatekeeper. In questo senso, un abbonamento a Spotify è paragonabile alla formula dell'affitto di un locale, per esempio, un appartamento. Quando un inquilino interrompe il pagamento mensile, perde ogni diritto di residenza. Analogamente, nel momento in cui un utente sospende l'abbonamento a Spotify, perde ogni diritto di accesso alla musica offerta. Il cliente non noleggia la musica. Semmai, firma un contratto di licenza per fruirla secondo determinate condizioni, definite dal content provider.
Entrambi i modelli - à la carte vs. buffet - contemplano forme di consumo stanziale e/o mobile e supportano molteplici piattaforme: smartphone, tablet, pc e console. Le formule à la carte vs. buffet rappresentano un’alternativa sempre più diffusa agli arcaici multistore che vendono DVD, CD, videogame, riviste e libri cartacei. Questa tipologia di distribuzione fatica a giustificare la propria raison d'être nello scenario attuale. Non a caso, in nazioni che presentano un’infrastruttura tecnologica avanzata, sono scomparsi da tempo o hanno visto radicalmente ridimensionata la propria presenza, ruolo e importanza.
La rapida estinzione è particolarmente evidente nel contesto videoludico: le principali catene specializzate - GameStop e GAME - faticano a competere con servizi di digital delivery - Steam, l’App Store di Apple, Xbox Live e PlayStation Network e la situazione del retail tradizionale è destinata a peggiorare con l'avvento delle piattaforme di prossima generazione - Durango, PlayStation 4, Ouya, Steam Box. Le console domestiche e portatili di ultima generazione prevedono il download diretto dei contenuti. Questa opzione ha reso in molti casi ridondante l’acquisto del prodotto “inscatolato”. Non solo: Servizi di streaming videoludici come Gaikai (rilevato da Sony e integrato a PS4) e OnLive hanno fatto da battistrada a nuove modalità di consumo, applicando una logica cloud e post-broadcast al divertimento elettronico. Non deve sorprendere che oggi, persino il produttore di microprocessori Nvidia - "tradita" dai produttori di console e direttamente dannaggiata dalla crisi di vendite dei desktop computer - abbia deciso di introdurre servizi e dispositivi ludici basati sulla logica cloud. In un certo senso, "Project Shield" rappresenta per nVidia una sorta di "scudo" che dovrebbe garantirle una forma di protezione contro il rischio reale dell'obsolescenza tecnologica. Non solo. Per intere categorie di prodotti - tablet e smartphone - il digital download rappresenta l'unica modalità di acquisto prevista.
Per quanto concerne l’home video, Netflix e Amazon Instant Video hanno affiancato e, in molti casi, soppiantato, servizi di pay-tv via cavo e satellite. L’accesso 24-ore-su-24 a film, documentari e serie televisive on demand ha reso obsoleta la nozione stessa di palinsesto. Hulu ha inoltre dimostrato che non è necessario stipulare alcun abbonamento con network televisivi “tradizionali”per fruire terabyte di telefilm vecchi e nuovi in qualunque momento e in qualunque luogo (dotato di un collegamento a internet). In questo nuovo, scenario le funzioni e i ruoli dei vari players si evolve continuamente.
L'esempio paradigmatico è Netflix. Nato nel 1997 come servizio di noleggio DVD per corrispondenza, l'azienda della Silicon Valley si sta reinventando oggi come creatore di contenuti. La serie House of Cards di David Fincher che ha debuttato su Netflix nel febbraio del 2013 rappresenta uno degli eventi post-televisivi più significativi dell’anno. Le nuove proposte di Netflix - dalla nuova stagione di Arrested Development all'horror seriale di Eli Roth - Hemlock Grove, sono pronte al debutto rispettivamente a maggio e aprile.
Il modello del buffet potrebbe presto estendersi anche all’editoria. Le case editrici puntano i piedi e strillano “Eresia!” ma sono in molti a prevedere che formule di abbonamento per la saggistica e/o narrativa potrebbero presto diffondersi anche in questo contesto. Il successo di e-reader come Kindle e la pressione costante di colossi come Google e Amazon conferiscono al fenomeno un carattere di ineluttabilità. Molti utenti - compreso il sottoscritto - sarebbero felici di pagare un dazio mensile/annuale per accedere ai cataloghi completi di editori come MIT Press o Verso. Oppure all’opera omnia di alcuni autori. Si noti che nel settore accademico, questa opzione è già contemplata, per lo meno per quanto concerne le pubblicazioni e i journals.
L'idea che il prodotto letterario - il libro - presenti caratteri peculiari che lo rendono differente da un film o da un album musicale presenta giustificazioni squisitamente ideologiche. Il libro rappresenta l'ultimo baluardo di una cultura verbocentrica, di una società che assegna un primato culturale alla parola scritta rispetto ad altre forme di comunicazione. Si tratta, in altre parole, di una questione ideologica e non tecnologica. In una realtà dominata da Google e Amazon la cui lingua franca è il codice binario - lo streaming letterario è solo questione di tempo.
Nel migliore dei mondi possibili, le formule à la carte vs. buffet coesistono in perfetta armonia: et et anzichè out out. Netflix e iTunes si completano a vicenda. Nel frattempo, il fenomeno del video-on-demand ha raggiunto la massa critica negli Stati Uniti. Il numero di produzioni cinematografiche che debuttano in versione on-demand prima della distribuzione in sala è aumentato vertiginosamente negli ultimi anni. Si tratta, tuttavia, di un modello largamente sotto-utilizzato. Le possibilità sono infinite.
Personalmente, sogno l’accesso in streaming a tutte le anteprime presentate ai festival del cinema (Sundance, SXSW, Rotterdam, Berlino, Cannes etc.), in modo da trasformare eventi elitari ed esclusivi in un’opportunità di consumo allargato. Gli esperimenti in questo senso non mancano. Da diversi anni, il Tribeca Film Festival offre una selezione di anteprime in rete, fruibili per una manciata di dollari anche a chi non risiede a New York. L’avvento di rassegne cinematografiche planetarie è dietro l’angolo. Piattaforme come Mubi e Fandor rappresentano un inizio, ma il cammino è ancora lungo.
Se le formule della distribuzione cinematografica attuali sono “rotte”, deficitarie, irrazionali, quelle sportive versano in condizioni tragiche. Le leghe e le associazioni sportive hanno fino a oggi dato prova di tragico passatismo. Ogni giorno, milioni di spettatori fruiscono eventi sportivi (calcio in primis) attraverso servizi di “streaming” illegali. Non a caso, gli "articoli" più letti di WIRED Italia sono quelli che, puntuali come un treno svizzero, forniscono informazioni per accedere agli stream di Roja Directa. Queste forme di consumo “alternativo” portano in primo piano tutte le carenze delle infrastrutture esistenti. Il fatto che a un appassionato di calcio sia negata la possibilità di fruire gli incontri della propria squadra su qualsiasi dispositivo tecnologico - dal tablet allo smartphone - in qualunque parte del mondo, rappresenta un'opportunità persa. E' davvero così complicato creare un Netflix del calcio? Negli Stati Uniti, ESPN3 - che propone eventi sportivi anche sull'eccellente canale di Xbox Live e online - ha svolto un lavoro egregio fino a quando (estate 2012) un gruppo di sceicchi arabi ha acquistato i diritti di distribuzione delle partite della Bundesliga, Premier League, Liga e Serie A per offrirli in esclusiva ai pochi abbonati del canale pay tv sul satellite Dish. Da allora, lo streaming spotivo "illegale" negli Stati Uniti è letteralmente esploso.
Secondo il teorico dell’innovazione dirompente, Clayton Christensen, i content e service provider che si dimostrano incapaci di aggiornarsi e di rispondere tempestivamente alle mutate condizioni del mercato, soffrono di una prematura scomparsa. Per quanto brutale e darwiniana, questa interpretazione riflette lo stato delle cose. Come ci ricorda Bruce Sterling, i fenomeni della creazione distruttiva e della disruption tecnologica spesso danneggiano intere categorie di knowledge workers - giornalisti, docenti, avvocati, ma anche artisti e creativi di ogni campo. Le conseguenze impreviste della rivoluzione digitale sono particolarmente dolorose per quella che Richard Florida ha definito "classe creativa". Come scriveva Damon Krukowski su Pitchfork nel novembre 2012, "I musicisti, oggi, guadagnano centesimi", "grazie" a Spotify e Pandora. L'idea che lo streaming rappresenti un'alternativa alla pirateria è priva di senso. Come diciamo da queste parti, Two wrongs don't make a right. "Oggi - aggiunge Sterling - siamo tutti musicisti". La competizione uomo vs. macchina - in tutte le sue ramificazioni, dai droni ai videogame, dai robot all'arte, dalla boutique al supermarket - è IL tema dell'epoca attuale.
Forse il futuro dello streaming non coinciderà tanto con l’accesso a contenuti audiovisivi prodotti e distribuiti da corporation, network, etichette o studios quanto con la distribuzione in tempo reale di esperienze personali attraverso interfacce come Google Glass, gli occhiali magici che consentono di condividere il punto di vista di un altro individuo. Detto altrimenti, lo streaming individuale potrebbe diventare una nuova forma di intrattenimento, a metà strada tra gli squid di Strange Days e Skype. Una sorta di Justin.tv 2.0.
Non mi stupirei se gli streamers più gettonati offrissero ai fans accessi privilegiati ai loro occhi, attraverso la formula à la carte vs. buffet. Immagino un Twitter audiovisivo, con frammenti di immagini in movimento, glitch fisiche, metafisiche, post-geografiche, allucinazioni consensuali, occhiate prese a prestito, rubate, sovvertite. Abbonamenti ocularcentrici, visioni distribuite, mobili, imprevedibili. Un nuovo modo di vedere, insieme personale e collettivo. Non dimentichiamo che il termine spectacles in inglese significa spettacoli, ma anche occhiali.
Prepariamoci.
Matteo Bittanti, 2013
Note
(1) Alcuni servizi offrono anche opzioni di download limitato. Per esempio, per quindici dollari al mese gli abbonati a Zune (Microsoft) potevano ascoltare l'intero archivio musicale e scaricare 10 tracce MP3 al mese - in breve, il servizio contemplava sia l'accesso che il possesso, seppur limitato. Questa formula è stata abbandonata dopo l'avvento di Xbox Music (2012).
(2) Esistono numerose applicazioni - stream recorder - che consentono agli utenti di memorizzare contenuti audio e video trasmessi in streaming- si tratta tuttavia di prodotti di dubbia legalità - in quanto violano i termini di utilizzo dei servizi - e come tali relegati a nicchie d'utenza.
Articoli correlati: Il Kindle di McLuhan (2011)
Immagine: "Stream" di FreeFoto.com