Pubblicato su Rolling Stone, Ottobre 2012
"In un settore creativamente fiacco - sequel, prequel & remake costituiscono il 90% dell’offerta - l’arrivo di una produzione originale produce lo stesso effetto scioccante della pioggia di anfibi di Magnolia. Sviluppato dal leggendario designer Harvey Smith (Deus Ex) in collaborazione con Raphaël Colantonio e Ricardo Bare, Dishonored è un curioso ibrido di generi (sparatutto, action, adventure, gioco di ruolo) ed estetiche (steampunk, anime, graphic novels europee).
Ambientato nella fittizia cittadina di Dunwall - un mash-up della Londra e dell’Edinburgo tardo ottocentesche - il gioco ci consente di assumere i panni di Corvo Atano, un soldato imperiale accusato ingiustamente di omicidio. Rispetto alla serie di Assassin’s Creed, contraddistinta da un’ambizione controfattuale che rasenta il camp, Dishonored se ne strafotte di ogni pretesa storiografica. Non è una critica. Tutt’altro! Gli artisti di Arkane Studios hanno trovato il modo di conciliare il fantasy (magie e incantesimi) con le ambientazioni urbane, creando scenari insieme familiari ed estranei.
Non a caso, Dishonored evoca le situazioni perturbanti di Bioshock, di cui condivide la prospettiva in prima persona. Concepita da Viktor Antonov, l’architetto della City 17 di Half-Life 2, la retrofuturistica Dunwall omaggia tanto Charles Dickens quanto Hayao Miyazaki. Dishonored sembra la versione interattiva di un romanzo di Paul Di Filippo, la cui seminale Trilogia steampunk (1995) è parte integrante di un canone che include William Gibson, Bruce Sterling, Alan Moore senza dimenticare gli illustri “precursori”, Jules Verne e H.G. Wells.
Le meccaniche stealth riportano in auge l’elegante gameplay di classici come Thief, sollecitando l’utente a liberarsi degli avversari in modo creativo. Possiamo tuttavia adottare anche tattiche dirette (leggi: forza bruta) per superare gli ostacoli più ostici e risolvere i numerosi enigmi. Da segnalare un doppiaggio d’eccezione, che nella versione originale sfrutta le corde vocali di Susan Sarandon, Michael Madsen, John Slattery e Carrie Fisher. In un’industria culturale che procede per inerzia, Bethesda Softworks si conferma un publisher coraggioso e innovativo. Rispetto" (Matteo Bittanti)