"Appena distribuito negli Stati Uniti, Side by Side è il documentario più geek dell’anno per gli appassionati di cinema. Il doc illustra le trasformazioni della settima arte dopo l’introduzione del digitale grazie ai contributi dei registi contemporanei più creativi, da Martin Scorsese a Christopher Nolan, da Danny Boyle a David Lynch. Il film è morto. Il cinema vive.
Diretto dal giovane Chris Kenneally e prodotto da Keanu Reeves - che ivi svolge anche il ruolo di intervistatore, interlocutore e narratore - Side by Side. The Science, Art, and Impact of Digital Technology adotta un approccio insieme storico e tematico per descrivere la traiettoria evolutiva del cinema post-pellicola. Lo fa modo intelligente, dando spazio tanto alle tecnologie quanto agli individui che creano e modificano le immagini che ci emozionano, spaventano, affascinano.
Side by Side mette a confronto il cinema pre-digitale, alchemico e fotografico con quello contemporaneo, il cinema dei bit, illustrando, nel contempo, l’evoluzione delle percezioni sociali relative a questa tecnologia. Considerato inizialmente un formato “inferiore” alla pellicola - per ragioni culturali, prima ancora che estetiche - il digitale si è gradualmente imposto come standard visivo. Nel 2011, il numero di sale dotate di proiettori digitali ha superato negli Stati Uniti quelle delle sale analogiche: un vero tipping point. Ma quali sono le conseguenze a livello economico, produttivo e culturale? Registi, operatori, direttori della fotografia e tecnici illustrano le implicazioni a medio e lungo termine di una rivoluzione che ha radicalmente trasformato la natura del medium. Un processo che ha svuotato di senso termini come “film” e “pellicola”. Kenneally esamina le implicazioni di queste trasformazioni in rapporto a ripresa, montaggio, correzione del colore, effetti speciali, proiezione e distribuzione. Oltre alla tecnologia, Side by Side esamina brevemente anche il ruolo svolto da manifestaizoni come il festival di Sundance, che ha promosso l’estetica digitale sul finire degli anni Novanta laddove i festival "tradizionali" la snobbavano.
Dieci anni dopo, il digitale presenta una qualità dell’immagine più costante, vivida e uniforme rispetto alla pellicola grazie alla persistenza del dato elettronico rispetto quello discreto. Il digitale consente inoltre ai registi di modificare in modo rapido, economico e potenzialmente continuo il girato. "I giornalieri sono diventati istantanei", afferma George Lucas, la cui attività di cineasta consiste sostanzialmente nel perpetuo aggiornamento estetico della tragica serie di Guerre Stellari. Ironicamente, la forza di questo formato rappresenta anche la sua immane debolezza.
Kenneally esamina infatti il problema dell’archiviazione e della preservazione del digitale, fenomeno paradossalmente complicato dalla rapida obsolescenza tecnologica. In uno scambio con Keanu, David Fincher lamenta il fatto che oggi non può più vedere (né, tanto meno, modificare) i master dei suoi primi film perché l’hardware necessario non esiste più. Un problema comune anche al medium videoludico, un'altra forma espressiva della contemporaneità nel quale l’innovazione tecnologica - e la correlata patologia dell’obsolescenza pianificata dei supporti & formati - condiziona pesantemente la sua evoluzione (e involuzione). Si noti che la dicotomia pellicola vs. digitale non è generazionale. Alcune “vecchie guardie” hanno abbracciato senza remore il nuovo medium, mentre registi più giovani confessano il loro amore per il nitrato d’argento. in questo senso, i registi intervistati si dividono in tecnofilici (George Lucas, James Cameron, Robert Rodriguez, Steven Soderbergh, David Lynch, Las Von Trier, Danny Boyle, Lana e Andy Wachowski), tecnofobici (Christopher Nolan e Martin Scorsese, che continueranno a girare su pellicola “Fino a quando il supporto sarà disponibile”) e neutrali (David Fincher, Richard Linklater, che insieme a Reeves ha diretto il fenomenale A Scanner Darkly, l'unica copertina cinematografica azzeccata di WIRED US: era il marzo 2006). Figurano inoltre in modo prominente alcuni dei migliori direttori della fotografia (per esempio, Vilmos Zsigmond, Michael Chapman e Anthony Dod Mantle) e dei maghi degli effetti speciali e dei tecnici DI (Digital Imaging), il cui ruolo è cresciuto esponenzialmente negli ultimi decenni. Analogamente, nel cinema digitale, la post-produzione è diventata progressivamente più importante e ha finito per ridimensionare la figura sciamanica del regista. Sola presenza italiana nei 99 minuti del documentario: Vittorio Storaro, per il quale lo switch al digitale è inevitabile.
Di seguito, tre clip “extra” di Side by Side, contenute nel DVD di prossima pubblicazione.
David Lynch
Martin Scorsese
Steven Soderbergh
Alcune citazioni meritano il tweet automatico: Dick Pope esprime il suo totale disinteresse per il cinema a tre dimensioni (“Il 3D è già finito”) mentre Michael Chapman afferma che “Il cinematografo era la chiesa del Ventesimo secolo”, una tesi che troverebbe concorde il Tornatore di Nuovo Cinema Paradiso. Da parte sua, Soderbergh dichiara che il “digitale ha messo in discussione lo status quo”, consentendo a una nuova generazione di registi di emergere.
Per le giovani generazioni, ivi rappresentate da rockstar indie come Lena Dunham (Tiny Furniture), non esiste altro fomato al di fuori del digitale. Per i ventenni del duemila e dodici quasi tredici, il linguaggio del cinema è il codice binario. La creatrice del "Sex & the City" hipster, “Girls” (HBO) dichiara che “Il cinema come rito sociale è sostanzialmente finito”. A supporto delle tesi di Dunham va ricordato che ricordato che negli Stati Uniti, il video on demand non ha solo affiancato, ma in larga parte sostituito la visione dei film in sala, almeno per un segmento di pubblico, quello più giovane e tecnofilico. Secondo l’attrice Greta Gerwig (Lola Versus, Greenberg), oggi alcuni registi usano pellicola in modo analogo ai fotografi che ricorrono al bianco e nero, ossia come marca di riconoscimento del prodotto artistico. “Si tratta di una mera convenzione, di un cliché,” conclude Gerwig, “Una scelta stilistica che non nulla a che fare con la natura della pellicola”.
Side by Side si rivolge a un pubblico non necessariamente specialistico. Le spiegazioni sono chiare, anzi, a prova di idiota, grazie anche ad animazioni sorprendentemente lo-fi per un film che discute l’evoluzione high-tech del cinema. Didattico, ma non idascalico, Side by Side ripercorre l’itinerario del cinema dei bit, dall’invenzione dei primi sensori digitali nei laboratori Bell Labs fino all’introduzione delle camere digitali di Sony sviluppate in collaborazione con l’ILM dell'onnipresente Lucas, fino agli ultimi modelli HD di Arriflex e Red. Non a caso, accanto al titolo dei numerosi clip presentati nel documentario compare non il nome del regista, bensì il modello della macchina usata per le riprese. E' evidente che Side by Side è un lungo spot per i principali operatori del cinema due punto zero. Ciò non toglie che il doc rappresenti un’utile introduzione. Diciamolo: il chaperone Keanu - con la barba, senza barba, col berretto, senza berretto, con la giacca, con la t-shirt, in versione hipster, in modalità metrosexual, in forma, fuori forma... - è la vera killer app.
Ultimo, ma non meno importante: Side by Side conferma che la California è la factory dell’immaginario planetario: anche nel ventunesimo secolo, sono Hollywood e la Silicon Valley a confezionare le allucinazioni quotidianamente condivise da miliardi di esseri umani. Allucinazioni digitali, elettroniche, computabili. La visual culture parla il linguaggio dei bit." (Matteo Bittanti, WIRED)
Immagini Courtesy of Tribeca Film
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