"Un detective chiama al telefono un ristorante, un fast-food, una drogheria di una città rurale degli Stati Uniti. Chiede di parlare con il manager. Dichiara che una delle dipendenti ha rubato del denaro dalla borsa di una cliente, alla cassa. “La donna è qui, di fronte a me, in questo momento,” afferma l’agente, impaziente. Il manager è esterrefatto, ma collabora con le autorità. Convoca immediatamente la dipendente incriminata nel suo ufficio, nel retro-bottega, nel magazzino - in tutti i casi, una giovane, anzi giovanissima-, seguendo le istruzioni del poliziotto, procede alla perquisizione. Nulla. “La donna è astuta,” dice il detective dall’altro capo della cornetta. “Ha nascosto i soldi in uno dei suoi orifizi corporei”. La manager è interdetta. Titubante. “E' importante collaborare,” sollecita l’agente. La perquisizione continua, nonostante le lamentele della giovane dipendente. Ma solo è solo l'inizio.
La vittima, Becky (Dreama Walker)
Questo episodio, che si è ripetuto decine, forse centinaia di volte negli Stati Uniti tra il 1992 e il 2004, è il tema di Compliance, il nuovo film di Craig Zobel che ha debuttato nelle sale americane lo scorso weekend, dopo una presentazione contestata al festival di Sundance e al Festival del cinema San Francisco (ero presente in sala, lo scorso aprile). Perché “contestata”? Perché il regista è stato accusato di misoginia e razzismo da un pubblico inviperito. Una critica sorprendente considerando che la sceneggiatura si basa sui verbali della polizia.
La manager del fast-food, Sandra (Ann Dowd)
A proposito: se ancora non fosse chiaro, il detective del caso non è un vero poliziotto. La telefonata è fasulla. Si tratta di uno “scherzo telefonico”. Uno dei tanti. Bersagli prediletti: le catene di fast-food. Oltre a McDonald’s, Taco Bell, Applebee's, Wendy’s, Burger King. Il più drammatico, per lo meno tra quelli riportati alle autorità, ha avuto luogo nell’aprile del 2004 nella cittadina di Mount Washington, in Kentucky. Zobel lo ha usato come base per Compliance. Si tratta, inoltre, di uno “scherzo” costato a McDonald’s svariati milioni di dollari. Nel 2005, l’azienda ha infatti perso la causa intentata dalla dipendente, sessualmente molestata durante l’episodio. McDonald’s ha dovuto pagare una penale anche alla manager che aveva rispotso al telefono e eseguito alla lettera le istruzioni del falso poliziotto. Su Wikipedia potete leggere tutti i dettagli (per quanto, inevitabilmente, il resoconto presenta numerosi "spoiler").
L'impostore, interpretato da un glaciale Pat Healy.
Si noti che questo episodio, apparentemente implausibile, aveva già ispirato un episodio di Law & Order: SVU. In quel caso, il ruolo dell'impostore era stato interpretato da Robin Williams, Dr. Millgram, un nome che evoca il celebre Esperimento Milgram. Nel 1961, lo psicologo di Harvard Stanley Milgram ha studiato il comportamento di soggetti nei confronti di un'autorità - nel caso specifico, uno scienziato - ordinando a un campione selezionato di eseguire delle azioni che confliggono con i valori etici e morali dei soggetti stessi. Attraverso lo studio, Milgram voleva rispondere alla domanda su come fosse stato possibile che milioni di cittadini tedeschi avessero compiuto terrificanti atrocità nei confronti degli ebrei prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, usando come unica spiegazione che stavano “obbedendo agli ordini dei superiori”. Le conclusioni, confermate da esperimenti successivi (tra cui, quello celebre a Stanford del 1971 che ha ispirato, a sua volta, almeno tre film), sono tutt'altro che incoraggianti.
Il fidanzato di Sandra, Van (Bill Camp)
Nell’adattamento di Zobel, McDonald’s diventa il fittizio QuickChick. Oltre al citato episodio avvenuto a Mt. Washington, Kentucky, Compliance riprende e miscela elementi di un altro incidente simile che aveva avuto luogo in un altro McDonald's di Hinesville, Georgia: la dinamica dell’imbroglio (il presunto coinvolgimento del responsabile regionale della catena), l’età della dipendente (19 anni), e l'esito drammatico. Era il 2003.
Sin dalla prima scena, il film è impregnato da un’atmosfera perversa e malata. Ironicamente, le scene più disgustose sono quelle che mostrano la preparazione del cibo: le patatine fritte nell’olio bollente. Il grasso sulle padelle. Le pozzanghere oleose del parcheggio. I clienti che s’ingozzano nel locale, ignari di quello che sta succedendo nel retro. Il filtro verderame accentua la natura malsana del "ristorante". Il risultato? Un autentico miasma visivo. Ma è la tortura fisica e psicologica ai danni della giovane Becky (Dreama Walker), da parte della manager, Sandra (Ann Dowd), e soprattutto dal fidanzato della donna, il cinquantacinquenne Van (il plumbeo Bill Camp), convocato successivamente, a suscitare reazioni veementi, viscerali da parte del pubblico. “I can’t fucking believe this”, “Oh, come on, Give me a break”. Qualche spettatore esce dalla sala prima della fine, scrollando le spalle. La tensione di alcuni momenti è accentuata dalla loro apparente assurdità. Detto altrimenti, il fatto che l’episodio narrato da Compliance si basi su eventi realmente avvenuti accentua le sensazioni perturbanti che si sperimentano durante la visione. Laddove Beasts of the Southern Wildinduce sensazioni nauseanti per via delle scelte estetiche del regista (l’uso della camera a mano combinato alla sporcizia della mise-en-scene crea un mix micidiale), Compliance angustia nel momento in cui lo spettatore si rende conto che sta assistendo alla tortura psicologica di una teenager da parte di adulti responsabili che vogliono solo “collaborare” con le autorità, in questo caso, il poliziotto fasullo Pat Healy. Ergo, lo spettatore diventa, suo malgrado, complice del crimine.
Detto altrimenti, come l’Haneke di Benny’s Video o Funny Games, il regista denuncia l’intrinseca perversione scopofilica dello spettatore, utilizzando, come strategia retorica artifici estetici e narrativi tipici del torture porn. La presenza di una telecamera a circuito chiuso, che riprende l’intero evento, accentua l'atmosfera di pura paranoia, specie se si considera che il presunto criminale lavorava per una società di sicurezza , la Corrections Corporation of America. Nella realtà, il trentasettenne, felicemente sposato con cinque figli a carico incriminato nel 2004 è stato completamente scagionato da ogni accusa nel 2006 per assenza di prove. Tutte le chiamate effettuate dal criminale erano state fatte con una tessera telefonica AT&T, il che ha inizialmente reso problematico l’identificazione del perpetratore. Ironicamente, è proprio una telecamera a circuito chiuso installata in un drugstore a consentire agli investigatori di individuare l'uomo.
Al pari dell’episodio che mette in scena, Compliance manipola gli spettatori, titillandoli e insieme seducendoli attraverso la messa in scena di situazioni in cui il confine tra il comico e il repellente si fa sottile, fino a scomparire del tutto. La banalità del male, nella versione di Zobel, raggiunge l’apogeo con l'intervista televisiva alla manager del locale, che degenera presto in una conversazione sul clima umido della Georgia. Compliance, come Beasts of the Southern Wild, racconta un’America disadattata, profondamente ignorante, povera sul piano morale prima ancora che economico. Salvo rare eccezioni, tutti i dipendenti sono passivi, inerti, inebetiti. Eseguono gli ordini senza battere ciglio. Si noti, en passant, che l’episodio descritto da Zobel coincide con l’invasione americana dell’Iraq, un conflitto motivato dal desiderio di “individuare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein”, un altro “scherzo telefonico” con ripercussioni planetarie. Questi due film mettono in scena i bassifondi dell’Impero: white trash, minimum wage, minoranze marginalizzate, capitalismo corrotto, corporate culture... Un sistema bacato di cui le catene di fast-food sono al tempo stesso effetto e (nuova) causa.
Da vedere.
Possibilmente a stomaco vuoto." (Matteo Bittanti, WIRED)
Immagini: Magnolia Pictures
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