"Un fotografo virtuale documenta le furibonde battaglie contro gli zombie in DayZ. Joss Widdowson scatta istantanee destinate a durare.
DayZ è una delle poche vere sorprese di un duemilaedodici trascurabile, sul piano ludico. Per quei tre che non lo sapessero, questo avvincente MMO - videogame fruibile esclusivamente online che si svolge in un mondo persistente - mette di fronte umani e morti viventi. A differenza dei giochi ufficiali basati sulla serie a fumetti/animata The Walking Dead, DayZ è fottutamente divertente. Il gioco non si ispira tanto al comic book di Robert Kirkman, Charlie Adlard e Cliff Rathburn quanto all'eccellente romanzo di Max Brooks World War Z. La guerra mondiale degli zombie, distribuito in Italia nel 2007.
Il gioco - che sfrutta l'engine di ARMA II e richiede l'espansion pack Operation Arrowhead (2010) - si svolge a Chernarus, un'area rurale di 225 chilometri quadratu della Russia all'indomani della solita misteriosa epidemia che ha trasformato i morti in famelici zombie. L'obiettivo è sopravvivere il più a lungo possibile in questo mondo inospitale e violento, in cui vige una sola legge: quella del fucile. Concepito da un ex-soldato dell'esercito neozelandese di nome Dean Hall, DayZ ha riscosso un successo senza precedenti - oltre un milione di utenti registrati a tre mesi dal lancio, senza campagne di marketing o pubblicità. Non deve dunque stupire che Bohemia Interactive, gli sviluppatori della serie ARMA abbiano annunciato il 7 agosto scorso che intendono pubblicare questo mod in versione standalone, distribuendolo attraverso i canali retail tradizionali oltre al digital download. Non è la prima volta che un mod creato dai fans raggiunge una popolarità tale da coinvincere un publisher ad acquistarlo per commercializzarlo direttamente. Il caso più eclatante è Counter-Strike (1999), una total conversion di Half-Life (1998) che per molti anni è stato lo sparatutto in soggettiva più giocato online. DayZ conferma che, ancora una volta, l'innovazione nel settore videoludico arriva spesso dai margini e non dal centro. Detto altrimenti: non è l'industria "ufficiale" ad innovare, bensì gli appassionati, i fans, gli utenti dedicati che spesso ricorrono a Kickstarter per realizzare i propri progetti.
Ora, ciò che rende interessante un videogame altrimenti generico - com'è noto, il mercato è saturo di zombie games, da Left 4 Dead a Resident Evil - sono le dinamiche di interazione sociale. I giocatori, infatti, possono scegliere di cooperare tra loro oppure competere per le scarse risorse disponibili. Come nei film di di George A. Romero spesso i veri mostri sono gli esseri umani. I compagni di squadra si uccidono reciprocamente per impossessarsi di armi, munizioni oppure semplicemente per divertimento. Anche per questo motivo, DayZ è pervaso da una tensione a tratti insopportabile. L'unico modo per sopravvivere è guardarsi le spalle. Continuamente. In altre parole, il vero appeal di DayZ risiede nella simulazione delle dinamiche di gruppo, forse l'aspetto più intrigante dei film sugli zombie.
Un secondo aspetto rilevante è che in DayZ la morte del proprio avatar è definitiva. Niente respawn. Una volta ucciso, il nostro alter ego non può tornare a giocare. E' immediatamente bandito da tutti i campi di battaglia. Il suo corpo "evapora" dopo mezz'ora dal decesso e scompre del tutto dopo ilrefresh del server. Le implicazioni pratiche sono ovvie: l'utente deve creare un nuovo profilo e ripartire da zero. Le conseguenze ludiche sono tuttavia più interessanti: la vulnerabilità e fragilità del personaggio rende l'esperienza assai più avvincente. L'impossibilità di ripetere un'esperienza carica di gravitas il nostro operato. Come ci ricorda Alessio Ceccherelli nel libro Oltre la morte. Per una mediologia del videogioco (Liguori, 2007), non tutti i game over sono uguali. Non solo. DayZ presenta aspetti di realismo inusuali per un videogame di questo tipo. Il giocatore subisce danni fisici (come concussioni e fratture) e psicologici (shock) che possono compromettere la sua performance sul campo. In alcuni casi, la bassa pressione sanguigna può far svenire l'avatar, un incidente particolarmente fastidioso quando siamo inseguiti da un'orda di zombie. La carenza di cibo e/o acqua condiziona negativamente il nostro stato di salute e lo stesso vale per le condizioni metereologiche, spesso inumane. Non dimentichiamo che DayZ si svolge in Russia.
La natura eterea ed effimera del gameplay di DayZ rende le pratiche di documentazione particolarmente utili, se non urgenti. Non a caso, proliferano su YouTube video di utenti che raccontano in prima persona le proprie esperienze, esperienze macabre, isteriche o esilaranti, in questo mondo marcio. Quasi una rimediazione di Diary of the Dead, in italiano Le cronache dei morti viventi (George A. Romero, 2007). C'è di più: il 19 luglio scorso, un giocatore britannico di nome Joss Widdowson ha annunciato su Reddit una curiosa iniziativa. Il nostro accompagna gruppi di esseri umani nelle loro spedizioni nelle lande infestate dagli zombie. La sua unica arma? Una macchina fotografica virtuale. In altre parole, il Widdowson svolge il ruolo dell'embedded photographer e segue i clan iscritti a DayZPvP. Qui potete leggere l'annuncio ufficiale. Questo esempio di transformative play,per usare la definizione usata da Katie Salen ed Eric Zimmerman nel seminale Rules of Play: Game Design Fundamentals (MIT Press, 2004) è facilitata dalla natura aperta del videogame, che in questo caso, presenta caratteristiche tipiche del meta-genere sandbox. In realtà, le pratiche di screenshooting non sono esclusive degli open games, come sanno benissimo i fans di Gran Turismo 5.
Le fotografie di Widdowson pubblicate in questa pagina (fonte #1, fonte #2), ricordano l'iniziativa di altri embedded photographers ludici, come l'italiano Marco Cadioli, uno dei pionieri del genere, e dell'americano Kent Sheely, il cui "World War II Redux" rappresenta una delle produzioni ludo-fotografiche più affascinanti degli ultimi anni. Per chi volesse saperne di più, ecco un articolo pubblicato su WIRED, qualche mese fa (testo in inglese). Si noti che l'artista inglese (blog personale, blog progettuale, twitter) è un fotografo tout court e lo screenshooting complementa pratiche di scatto più tradizionali. Cfr il suo reportage dal Ghana. A proposito, Joss incoraggia contributi fotografici di altri utenti di DayZ: i moderni Robert Capa possono spedire le loro immagini a DayZWarPhoto at gmail dot com." (Matteo Bittanti, WIRED)
Images: Joss Widdowson
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