Immagine: fauxpork, via flickr
"L'opera d'arte più intensa ed emozionante degli ultimi anni? "Metropolis II" (2012) di Chris Burden. In mostra dallo scorso gennaio presso il Los Angeles County Museum of Art - altrimenti noto come LACMA - questa geniale installazione di acciaio ed alluminio, legno e plastica è un'anticipazione distopica del nostro futuro. Altro che smart city! Nella città dominata dalla meccanica industriale, le automobili sfrecciano alla velocità di 240 mp/h, facendo lo slalom tra grattacieli e condomini, tram e treni. Per il momento è pura fantascienza. Nel 2011, la velocità media di una vettura sulle strade di Los Angeles è inferiore ai 40 km/h. Paradossale, considerando la concentrazione di Tesla, Ferrari e Porsche.
Traffico persistente, code infinite: le micro machines della situazione ingolfano le diciotto strade ed autostrade di "Metropolis". Una di queste vanta ben sei carreggiate. Le oltre mille e cento vetture - create ad hoc da una fabbrica cinese, come avviene per iPad e iPhone - sono mosse da un motore centrale e dalla tensione magnetica. Il rischio di scontri, anzi, scontrini, è reale. Shit happens. La situazione è monitorata in tempo reale da un supervisore. Deus ex machina. Un semplice errore può mandare in palla l'intero sistema. Parafrasando lo scambio sulla terrazza tra James Spader e Debra Winger nel Crash di Cronenberg, non c'è nulla di più enigmatico del traffico. "Metropolis II" produce un frastuono assordante. Ma si tratta di rumore bianco, per dirla con DeLillo [Nota mentale: Cosmopolis sta a N.Y. come "Metropolis II" a L.A.] . Se chiudi gli occhi, dopo una decina di minuti il fastiodoso brusio diventa quasi piacevole. Una ninna-nanna. Broom broom.
"Metropolis II" evoca sia il moloch di Fritz Lang sia quello di Allen Ginsberg. Celebrazione perversa della car culture californiana, "Metropolis II" è il seguito ideale di Trans-Fixed (1974), una delle performance più famose di Burden. In quell'occasione, l'artista si era fatto crocifiggere sul tetto di un Volkswagen Bug. Il palmo delle mani trafitto dai chiodi. La carne e il metallo. Una fantasia partorita dalla mente perversa del Dr. Robert Vaughan di Crash? Hmmm, il romanzo di JG Ballard risale al 1973.
"Metropolis II" è la pista Polistil che sognavo da bambino. E un videogioco analogico. Non è necessario spendere dieci ore al gioco attaccati a un Xbox 360 per cogliere i numerosi riferimenti all'estetica dei racing game cittadini. Non a caso, uno dei capostipiti del genere s'intitolava appunto Metropolis: Street Racer.(Sega, 2000).
"Metropolis II" è la pista Polistil che sognavo da bambino. E un videogioco analogico. Non è necessario spendere dieci ore al gioco attaccati a un Xbox 360 per cogliere i numerosi riferimenti all'estetica dei racing game cittadini. Non a caso, uno dei capostipiti del genere s'intitolava appunto Metropolis: Street Racer.(Sega, 2000). Da lontano, "Metropolis II" sembra un roller-coaster in miniatura.
Da vicino è uno spettacolo emozionante e insieme terrificante. Superato lo shock iniziale, il flusso incessante delle macchinine ti rapisce, ti travolge, ti ipnotizza. L'opera è visibile ad "altezza uomo" e da una balconata. In questo secondo caso, la prospettiva a volo d'uccello, à la SimCity, permette di apprezzare l'ingegnosa architettura di questo capolavoro di urbanistica ludica. Venticinque grattacieli. Tredici trenini... Osservando con attenzione è possibile scorgere anche qualche mattoncino LEGO. Fenomenale. Su YouTube ci sono milioni di videoclip amatoriali. A proposito di video...
Nel 2011, Henry Joost & Ariel Schulman hanno diretto un breve documentario sul making of di "Metropolis II". Lo potete vedere qui:
"Metropolis II" ha richiesto quattro anni di lavoro e un budget cospicuo. L'audace scultura non è interattiva, ma poco importa: lo spettacolo è mesmerizzante, ludico e cinematografico insieme. L'opera resterà vinstallata nel museo losangelino fino al 2021. E' accessibile solamente durante i weekend. Non occorre una prenotazione. Per raggiungere il museo consiglio l'automobile. I trasporti pubblici non sono il massimo. Ah, il parcheggio del LACMA, al secolo Pritzker Parking Garage, è bellissimo. Una vera opera d'arte. Dopo tutto, Nobody Walks in L.A." (Matteo Bittanti, WIRED)
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