"Ricapitoliamo. Il sedici luglio, lo scienziato canadese Steve Mann ha pubblicato sul proprio sito il resoconto della propria disavventura in un McDonald's parigino, nella fattispecie quello situato al 140 degli Champs-Élysées. Stando a Mann, il primo luglio 2012, tre dipendenti di McDonald's lo hanno fisicamente attaccato e sbattuto fuori dal locale perché indossava degli occhiali elettronici in grado di registrare immagini e video.
Mercoledì 18 luglio, la corporation americana ha risposto a Mann, negando ogni illazione. Riporto di seguito il commento ufficiale di Mc Donald's pubblicato da Forbes.com (la traduzione in italiana è mia):
"Condividiamo la preoccupazione del Dr. Mann in merito alla sua visita in data 1 luglio a un McDonald's a Parigi. McDonald France è stata messo al corrente delle denunce sollevate dal Dr. Mann in data 16 luglio, e ha subito ha avviato un'indagine approfondita. Il team francese di McDonald ha contattato il Dr. Mann ed è in attesa di ricevere ulteriori informazioni. Inoltre, diversi membri dello staff coinvolti sono stati intervistati singolarmente, e tutti in modo indipendente hanno dichiaratoo che la loro interazione con il Dr. Mann è stata educata e non fisica. I nostri membri dello staff e della la sicurezza personale del ristorante ci hanno informato che nessun bene personale del Signor Mann è stato danneggiato. Mentre continuiamo a investigare la situazione, abbiamo interpellato dei clienti in merito all'episodio. Invitiamo tutti a non speculare o trarre conclusioni affrettate prima della raccolta di tutti i dati. Il nostro obiettivo è quello di fornire un ambiente accogliente e il servizio ai clienti McDonald stellare in tutto il mondo." (Mc Donald's)
La contro-riposta di Mann non si è fatta attendere. Il nostro ha uploadto sul proprio sito personale un'ulteriore immagine scattata dagli occhiali elettronici che mostra un dipendente di McDonald's che tenta di scardinare la protesi dal capo dello scienziato. Il contatto è indubbiamente "fisico".
Photo credit: Steve Mann, 2012
Una precedente fotografia, pubblicata sul sito di Mann il 16 luglio, mostrava inoltre un dipendente di McDonald's mentre straccia quella che lo scienziato ha descritto come "la lettera del suo dottore". In altre parole, le foto "automatiche" di Mann smentiscono il comunicato di McDonald's. Il cliché secondo cui un'immagine vale più di mille parole trova l'ennesima conferma.
La questione potrebbe essere facilmente risolta se McDonald's rilasciasse pubblicamente la registrazione video dell'incidente, considerando che nel fast food parigino - come in tutti in McDonald's - sono presenti telecamere a circuito chiuso che riprendono costantemente i consumatori. La reticenza della corporation è quanto meno sospetta.
Nel summenzionato articolo di Andy Greenberg su Forbes.com leggiamo che i dipendenti del McDonald's parigino avrebbero apparentemente invitato Mann a uscire dal ristorante - questo dettaglio tuttavia non compare nel resoconto dello scienziato. Come ha sottolineato lo stesso Mann, il McDonald's parigino ha l'abitudine di sbattere fuori i clienti che utilizzano dispositivi tecnologici, per esempio, le macchine fotografiche, all'interno del locale. Come dire: "Ci riserviamo il diritto di rifiutare il servizio ai cyborg".
L'episodio, che anticipa il futuro distopico messo in scena da videogiochi come Deus Ex: Human Evolution, articola in modo esemplare la dicotomia tra surveillance vs. sousveillance. McDonald's, che monitora attivamente tutti i clienti che entrano nei suoi punti vendita (immagino che faccia parte del suo "servizio stellare"), non tollera che i medesimi consumatori scattino fotografie o registrino filmati nei suoi locali. Anche (soprattutto) quando si tratta di esseri umani tecnologicamente aumentati.
Mi domando cosa succederà, quando, in un prossimo futuro, saremo tutti dotati di videocamere microscopiche, protesi cibernetiche, occhiali elettronici e minicam capaci di trasmettere foto e video in tempo reale. In altre parole, mi domando cosa succederà quando ogni momento del reale verrà filmato in diretta e magari condiviso con altri utenti via stream, come in quel profetico film di John Simpson, Freeze Frame (2004): Sean Veil è un cittadino britannico che dopo essere stato assolto dall'accusa di un triplice omicidio comincia a documentare ogni momento della sua giornata per prevenire possibili manovre della polizia. E lo per mezzo di una videocamera montata sul suo corpo che registra ogni suo spostamento. Sean diventa così un uomo-steadycam.
E' facile prevedere nei prossimi anni una proliferazione di avvisi "No cyborg" affissi all'ingresso dei negozi e dei ristoranti in aggiunta a quelli convenzionali, per esempio, "Vietato fumare". Gli esseri umani tecnologicamente potenziati saranno trattati alla stregua delle minoranze etniche e degli immigrati indesiderati: marginalizzati, ostracizzati, discriminati.
Allo stesso tempo, trovo curioso che di fronte alla relativa acquiescenza dell'opinione pubblica nei confronti della proliferazione delle telecamere a circuito chiuso negli spazi pubblici e privati delle nostre città per tacere della completa distruzione della privacy da parte di corporation come Facebook, Google ed Apple, l'idea che un individuo possa a sua volta diventare una telecamera umana e riprendere ciò che vede in tempo reale venga considerato aberrante. In questo momento, le forze in campo sono terribilmente sbilanciate: la sorveglianza governativa e corporate non solo è tollerata, ma persino celebrata dai cosiddetti "intellettuali della rete" che hanno l'rdire di definire Facebook uno strumento di domocratizzazione - ma nel momento in cui un individuo decide di dotarsi delle medesime risorse, viene considerato un freak. Come sempre, sono gli artisti a costringerci a riflettere sulle implicazioni delle nuove tecnologie. Il caso esemplare è rappresentato dal Terzo Occhio cibernetico di Wafaa Bilal montato sulla sua nuca, di cui avevamo parlato qui.
Il caso McDonald's vs. Mann non è che una mera anticipazione delle frizioni socio'culturali che ci aspttano e che accompagneranno l'introduzione sul mercato degli occhiali elettronici di Google e di prodotti analoghi. Considerando che l'arrivo nei negozi della protesi di realtà aumentata dell'azienda di Mountain View è prevista per il 2013 (leggi: domani), è opportuno dare inizio alla conversazione sin d'ora.
Gli inglesi, che su questo fronte sono parecchio avanti - non dimentichiamo che Londra è la capitale mondiale delle telecamere a circuito chiuso - hanno scelto come arena del dibattito niente meno che una galleria d'arte. Apre oggi a Londra "Superhuman", un'esibizione sul transumanesimo che resterà aperta fino al 16 ottobre 2012 presso la Wellcome Collection gallery. La mostra propone una serie di tecnologie che "aumentano", "trasformano" ed "espandono" gli esseri umani, da quelle analogiche - occhiali e rossetti, per esempio - fino alle protesi artificiali iper-tecnologiche che fondono (e confondono) l'uomo e la macchina, miscelando i super eroi dei fumetti (Iron Man, l'Uomo Ragno) alle infografiche ante-litteram di Fritz Kahn, dalle scarpe da tennis ultraleggere di Nike (annata 1977) ai super-tacchi di Vivienne Westwood, dalle performance artistiche di Francesca Steele, Matthew Barney e Regina José Galindo a medicinali "portentosi" come il Viagra.
Va da sè che "Superhuman" è la mostra più WIRED dell'anno. (Matteo Bittanti, WIRED)
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