"E' il libro più atteso dei primi mesi del 2012: The Electric Information Age Book(Princeton Architectural Press), il nuovo progetto editoriale di Jeffrey Schnapp, direttore del Dipartimento di Letteratura Italiana presso l'Università di Stanford, fondatore e direttore del MetaLAB (di cui avevamo parlato qui) nonché fellow presso il Berkman Center for Internet and Society della Harvard University. Frutto della collaborazione tra Schnapp e il designer Adam Michaels di Project Projects (NYC), The Electric Information Age Book è un affascinante saggio illustrato che esamina una congiuntura temporale relativamente recente, caratterizzata da un'audace sperimentazione editoriale.
Il volume - che anche a livello di design omaggia il talento visionario del dinamico duo Marshall McLuhan e Quentin Fiore - esamina la decade compresa tra il 1966 e il 1975, quando un numero sorprendentemente elevato di designer, grafici, artisti e scrittori hanno prodotto tascabili pensati per i cultori dell'allora nascente era dell'informazione, opere di divulgazione di massa del pensiero di autori come Marshall McLuhan, R. Buckminster Fuller, Herman Kahn e Carl Sagan. Una sperimentazione che anticipa, prefigura e preannuncia la rivoluzione dell'ebook. Nello specifico, la storia illustrata da Schnapp ha inizio nel 1966, quando Jerome Agel e Quentin Fiore, in collaborazione con Marshall McLuhan, danno alle stampe il seminale The Medium is the Massage(recentemente adattato per il web dallo stesso Schnapp e Kara Oheler e remixato da innumerevoli artisti, tra cui Kate Armstrong, la cui opera, "Medium", è stata presentata nell'ambito della mostraMedium_Massage 2.0) e si conclude nel 1975, con la pubblicazione di Other Worlds, firmata dall'exobiologo Carl Sagan.
Ciò che accomuna progetti tanto diversi è il virtuosismo grafico di Fiore, la cui a originalissima estetica ha ispirato - tra le altre cose - il design di WIRED magazine - la testata che ha fatto di Marshall McLuhan il suo Santo Patrono e guida spirituale. Nel 2011, il mondo ha celebrato il centenario della nascita di McLuhan. In Italia, tuttavia, è stato LINK e non WIRED a celebrare l'opera del geniale canadese con una recente monografia caratterizzata da un'avveniristica copertina termica. The Electric Information Age Book è il primo volume dedicato a questo affascinante florilegio editoriale e grafico. In una fase storica che vede il libro cartaceo in via di pensionamento, un'opera di questo calibro - ironicamente disponibile solo nel formato dell'albero morto e non in quello elettronico grazie ai tipi di Princeton Architectural Press - è pressoché indispensabile.
Torneremo a parlarne, su queste pagine virtuali, a fine gennaio." (Matteo BIttanti, WIRED)
"In certi momenti, tutto deve cambiare affinché tutto possa, in realtà, restare come prima". Il messaggio del Gattopardo non ha perso freschezza, anzi, è un illuminante "status update" della situazione americana. Nel periodo compreso tra il 2001 e il 2011, tutto è cambiato eppure nulla è veramente cambiato. Per capire le trasformazioni dell'Impero statunitense all'inizio del Ventunesimo Secolo può essere utile esaminare le statistiche che contano, quelle del consumo. Consumo che, con buona pace di Naomi Klein e del movimento No Logo (1999), è stato caratterizzato da un'esplosione dirompente di brand, dall'emergere di nuove "esperienze retail" e dalla co-optazione di nicchie e sottoculture da parte del Mercato grazie ad abili manovre di contro-bricolage, in bilico tra neuro-marketing e cool hunting. Facebook ha fatto il resto.
Urban Outfitters, catena di abbigliamento e mobilio finto-vintage e pseudo-hipster ha fatto milioni di proseliti negli Stati Uniti. Nel 2001 ce n'erano appena 11. Oggi sono oltre 130. La cifra sale a 176 se si considera Gran Bretagna e Canada (Fonte:Urban Outfitters, dato aggiornato all'aprile 2011). Nel 2001 c'erano 600 punti vendita Gap, la celebre catena di abbigliamento fondata a San Francisco nel 1969 da Donald e Doris Fisher. Oggi sono 1,011 solo negli Stati Uniti - a livello mondiale sono 3,276 (fonte: Gap).
Crescita esponenziale anche per IKEA. Nel 2001 c'era un solo punto vendita. Oggi i megastore del colosso svedese sono ben 38, di cui 8 in California (Fonte:IKEA, 2011). L'amico Billy è in crisi, ma il compensato se la passa benone. Il centro commerciale Target - che gli yankee pronunciano alla francese, targè, per ostentare un ironico fricchettonismo - si colloca a metà strada tra IKEA e Walmart. Fondato nel 2000, nell'ultima decade Target è diventato un vero e proprio fenomeno di costume da queste parti (e la partnership con brands strategici, tra cui Missioni). Nel 2001 ce n'erano appena 246. Oggi gli scatololoni pieni di merci a buon mercato e logo a bersaglio sono 1,767 (Fonte: Target).
Il supermercato organico e salutista per ricchi e straricchi, Whole Foods, è in fortissima ascesa. Nel 2001 ce n'erano 90, oggi sono 310 (Fonte:Whole Foods, 2011), con aperture pressoché settimanali. Da queste parti lo chiamano Whole Paycheck, interi stipendi. Una spesa costa quanto un mutuo. Il rivale a buon mercato, per la classe media che va scomparendo, riscuote analogo successo, segno che nel complesso gli americani mangiano molto meglio rispetto al passato (era difficile fare peggio): nel 2001 c'erano 174 Trader's Joe sparpagliati in 15 stati (fonte:Bonnie Powell, 2004). Oggi ce ne sono 365, disseminati in ben 31 stati (fonte: Trader's Joe, 2011). Per converso, i cassieri umani stanno scomparendo. Salute e cosmesi vanno a braccetto. Gli americani spendono più soldi per cosmetici, specie se biologici e naturali. L'ubiqua catena The Body Shop cresce, anche se a ritmi meno fulminanti del passato. Nel 2001 c'erano 278 punti vendita, oggi sono circa 300 (fonte: CNN Money,Body Shop).
Il cinema è molto meno in crisi di quanto si possa credere. Anche (soprattutto) quello di qualità. La catena indipendente Landmark Theatres oggi possiede 250 schermi in tutti gli Stati Uniti - nel 2001 erano appena 12 (Fonte:Landmark Theatres, 2011). Vanno invece male, anzi, malissimo, i megastore che smerciano libri, musica e home video. La loro estinzione è più rapida di quella dei dinosauri dell'Albero della Vita. La ragione è ovvia: la digitalizzazione delle merci culturali ha reso inutili questi sgradevoli scatoloni, come aveva previsto il visionario McLuhan. Resiste solo Barnes & Noble che nel 2001 aveva 35 punti vendita e oggi ne ha ben 705 (fonte: Barnes and Nobles, dato aggiornato all'anno fiscale 2010). Il dato non deve tuttavia ingannare. La tendenza è alla diminuzione - nel 2008 c'erano 726 punti vendita, il che significa che in meno di due anni, una dozzina di megastore sono stati chiusi. Inoltre, oggi Barnes & Noble sopravvive grazie a Nook, l'e-reader che negli Stati Uniti compete testa-a-testa con Kindle. La crisi del libro cartaceo in Europa è solo agli inizi, ma negli Stati Uniti ha già mietuto vittime illustri. Fondata nel 1971 ad Ann Arbor Michigan, la catena di megastore Borders aveva 642 punti vendita nel 2011. Oggi ne ha esattamente 0 (zero), con il risultato che circa 20,000 persone hanno perso il posto di lavoro tra il 2010 e il 2011. Benvenuti nell'era della disoccupazione tecnologica. Simile sorte per Virgin Megastore: da 19 (2001) a 0 (2011), con buona pace di Richard Branson che oggi si dedica al turismo spaziale. Ah, le edicole sono praticamente scomparse, specie in città come San Francisco. Del resto le riviste, nell'era degli aggregatori - Pulse, Google Currents e FlipBoard - non hanno alcun senso.
La gente ha smesso di leggere libri e magazine su carta, ma continua ad ingollare cappuccini, mochaccini e frappuccini in quantità post-industriali. Ne sa qualcosa una minuscola catena di coffee house di Seattle chiamata Starbucks, che nel 2001 aveva appena 50 negozi. Oggi ne vanta 11,131 solo negli Stati Uniti e 17,009 a livello mondiale. Sono così vecchio da ricordare che la sirena del logo originale mostrava i capezzoli al vento. Il logo attuale è fottutamente politically correct. Starbucks è presente in 57 nazioni. L'Italia non è tra queste (fonte: Starbucks, 2011). Nel 2011, Illy ha aperto un bar Espressamente nel centro di San Francisco. Davide contro Golia.
Al declino delle librerie e dei megastore ha fatto da contraltare il successo dei negozi monomarca. Di uno in particolare: Apple Store. Nel 2001 c'era un Apple Store in tutto il continente americano. Oggi sono 245 (fonte: Apple). Il lettore di mp3 di Apple, introdotto sul mercato in un'America ancora traumatizzata dagli attacchi terroristici dell'Undici Settembre, ha contribuito a trasformare l'Apple Store da semplice struttura di retail in tempio del consumo high-tech, cattedrale dell'acquisto coatto. Nel 2001 Apple ha venduto circa 125,000 lettori iPod. Nel 2011, la cifra ha raggiunto quota 300 milioni a livello mondiale (fonte:Apple, 2011).
Esattamente dieci anni fa stavo completando la mia tesi di Master su un Sony VAIO da Caffè Trieste, a San José, California. Nel dicembre del 2011 ho scritto questo articolo [942 parole, 4858 caratteri] su un MacAir in quel di Coffee Bar, a San Francisco.
"In certi momenti, tutto deve cambiare affinché tutto possa, in realtà, restare come prima"." (Matteo BIttanti, WIRED)
"Il numero di artisti contemporanei che utilizzano Google Maps e Street View come strumento espressivo è ormai incalcolabile - le ultime statistiche indicano almeno dodici milioni e trecentomila praticanti - tra cui il bravissimo Treccani. Oltre a superstar del calibro di Jon Rafman e Michael Wolf - che si contendono le medesime immagini catturate dall'occhio elettronico del Dottor Mabuse del ventunesimo secolo, Google - non andrebbe dimenticata l'attività di Jenny Odell, artista di San Francisco laureata in Letteratura inglese a Berkeley a in Design presso il San Francisco Art Institute. Se non altro perché Odell è la dimostrazione vivente che l'arte contemporanea tecnologicamente mediata non è prodotta esclusivamente da geek di sesso maschile.
Odell colleziona da tempo non sospetto immagini di stadi, navi commerciali, campi di pallacanestro di Manhattan, manifesti pubblicitari, piscine e altri luoghi fisici e metafisici rinvenuti negli archivi digitali di Google. La serie completa è disponibile qui. Non solo: nel 2009, l'artista ha ricreato surreali situazioni immortalate da Street View attraverso la brillante serie Reenactmentsof the Recent Past, 58 stampe digitali esibite in varie gallerie d'arte degli Stati Uniti. Odell tematizza la natura atemporale e asincrona dell'oggetto fotografico - Google Maps, in questo senso, è più virtuale dei videogame, più finzionale del cinema. Street View, in particolare, distorce la realtà che pretende di catturare in modo oggettivo - pretesa assurda considerando che la realtà stessa non è che un'astrazione, una costruzione sociale e culturale, un processo e non uno stato - cosa che la maggior parte dei critici d'arte non hanno ancora capito dal momento che, nel 2011 quasi 2012, si ostinano a parlare di una non ben identificata Realtà.
Ecco un esempio:
Jenny Odell, Reenactments of the Recent Past, 2009
Satellite by Color è una raccolta di immagini di Google Maps accomunate da cromatismi simili. Un esempio rosso-e-verde:
Jenny Odell, Satellite Views by Color, 2009-2010
L'ultimo progetto della giovane artista americana consiste nella documentazione fotografica degli esseri umani attraverso la lente dei satelliti. Negli affascinanti collage di Odell, gli abitanti di San Francisco sono ridotti alle dimensioni di insignificanti insetti. Formiche che si muovono vorticosamente sulle spiagge e nei parchi della Bay Area. Nell'immagine sottostante potete vedere gli individui in coda per entrare nei bagni pubblici di Dolores Park, in zona Mission. Un vero e proprio sciame umano, hipster in movimento.
Jenny Odell, Dolores Park, San Francisco, 2011
Quest'immagine, invece, mostra i turisti in visita al Molo 39, una delle principali attrazioni della città, chiaramente boicottata dai locals. Il particolare processo fotografico di Odell, insieme dettagliato e astratto, porta in primo piano la geografia dei luoghi ritratti. L'immagine risultante ricorda i rompicapo della Settimana Enigmistica: collegando tra loro i puntini, emerge un pattern, una traiettoria, un'impronta, un possibile racconto.
Jenny Odell, Pier 39, San Francisco, 2011
Potete vedere le altre creazioni dell'artista sul blog ufficiale, che si ramifica in decine di Tumblr, tra cui l'intrigante The Satellite Tourist. Buon viaggio." (Matteo Bittanti, WIRED)
"Nel seminale saggio Premediation: Affect and Mediality After 9/11 (2010), lo studioso americano Richard Grusin scrive che nella nostra era - un'era di paranoia, sorveglianza panottica e ansie apocalittiche - i media svolgono una funzione predittiva anziché descrittiva. In altre parole, le news hanno cessato di raccontare la cronaca per narrare futuri possibili. Secondo il co-autore dell'altrettanto importante Remediation: Understanding New Media(1999, tradotto in italiano da Guerini come Remediation. Competizione tra i media vecchi e nuovi, 2003), oggi i mass media - ma anche espressioni della cultura digitale come Google e FaceBook - pre-mediano - ovvero anticipano gli eventi prossimi venturi alimentando, nel contempo, la paura e la diffidenza generalizzata. Un esempio di pre-mediazione televisiva è rappresentata dall'eccellente serie "Homeland" (Fox), di cui ho parlato qualche mese fa, che mette in scena l'ennesima cospirazione di alto livello contro il governo americano. C'è di più: secondo Grusin, viviamo in un'era altamente videoludica, nel senso che i videogame - meglio del cinema, della televisione e della stampa - simulano mondi possibili, presentificano il futuro e attualizzano il virtuale. Il che significa che la pre-mediazione è particolarmente evidente sugli schermi delle nostre console.
Un videogame che presentifica il futuro è Tom Clancy's Rainbow 6: True Patriots, recentemente annunciato in pompa magna da Ubisoft. Nell'ultimo capitolo della serie di sparatutto tattici operativi previsto per il 2013 (!), il giocatore interpreta nuovamente il ruolo di un agente speciale delle forze armate americane. La minaccia del giorno è rappresentata dai "True Patriots", i Veri Patrioti, guerriglieri spietati che hanno deciso di "cavalcare l'onda della crescente frustrazione e rabbia che caratterizza l'America dei giorni nostri, un'America i cui cittadini si ritengono gravemente danneggiati da politici avidi e dagli interessi economici delle elite" (cito direttamente dal comunicato stampa di Ubisoft) e mettere a ferro e fuoco la nazione. Il trailer ufficiale, che ha debuttato ieri, mostra l'omicidio di Walsh, un "potente" (banchiere? politico?) da parte di un gruppo di terroristi-giustizieri. [Attenzione: il video contiene immagini particolarmente forti].
Il gruppo dei True Patriots è guidato dal violento Jonah Treadway, il leader di una "organizzazione terroristica che non si fermerà davanti a nulla pur di rovesciare il governo e le principali istituzioni finanziarie e reclamare il loro paese," come recita il comunicato di Ubisoft. Treadway si colloca a metà strada tra gli stereotipati criminali di "24", la celebre serie di Fox interpretata da Kiefer Sutherland nei panni di Jack Bauer, e Ted Kaczynski, in arte "Unabomber", il terrorista luddista che ha messo in scacco l'FBI per quasi una decade. Nei panni di un agente del team Rainbow (ironicamente, l'arcobaleno è simbolo della cultura queer), il giocatore deve fermare in tutti i modi "questa nuova generazioni di terroristi". E' significativo che dopo islamici, russi, iracheni, afghani e iraniani, la nuova forza destabilizzante sia completamente autoctona. In questo senso, Tom Clancy's Rainbow 6: True Patriots rappresenta un commento (interattivo) alla situazione sempre più tesa negli Stati Uniti, dove il non-movimento Occupy Wall Street si sta scontrando in modo spesso violento con le forze dell'ordine, specie in città come Seattle, Washington State e Oakland, California.
Sin dal 1998, anno di debutto, la serie di Tom Clancy rappresenta l'espressione di una politica conservatrice, pro-imperiale, assai vicina alle posizioni caustiche recentemente espresse da Frank Miller. Sviluppato da Ubisoft Toronto e Red Storm Entertainment - lo studio multimediale fondato dallo scrittore-imprenditore Tom Clancy, Rainbow 6 Patriots sembra pre-mediare eventi prossimi venturi, ipotizzando che alcune frange di Occupy Wall Street possano dare vita a un movimento terroristico. La storia si ripete? Mezzo secolo dopo Weather Underground, i True Patriots portano avanti operazioni sovversive e anti-governative, usando mezzi violenti e dando vita a operazioni di guerriglia urbana. Detto altrimenti, David Sears, direttore creativo di Ubisoft si serve dei videogame per raccontare l'ascesa del "Nuovo Terrorismo".
Come recita il roboante comunicato stampa, il gioco propone scenari possibili ispirati da eventi reali "di scottante attualita'" che "mettono a dura prova il senso etico dei giocatori". Non a caso, la presentazione alla stampa statunitense è stata accompagnata dalla proiezione dei filmati relativi all'attentato di Timothy McVeigh, autore dell'attentato di Oklahoma City del 19 aprile 1995. Eseguito come ritorsione per i fatti di Waco - avvenuti esattamente due anni prima - e Ruby Bridge e per aizzare una rivolta contro un governo federale ritenuto "tirannico", l'attentato ha ucciso 168 persone - di cui 19 bambini - ed è passato alla storia come il più sanguinoso atto terroristico perpetrato nel territorio degli Stati Uniti prima dell'attacco dell'11 settembre 2001. L'ascesa del movimento reazionario del Tea Party e tragici eventi come l'attentato a vari politici (il piu' grave ha visto coinvolta la candidata democratica Gabrielle Giffords, ferita alla testa da un folle lo scorso gennaio a Tucson, Arizona) sembrano preannunciare una nuova fase turbolenta della storia americana.
I media, secondo Grusin, producono in modo incessante narrazioni e simulazioni di eventi futuri per rendere la loro eventuale manifestazione meno brutale e intollerabile. Lo shock dell'Undici Settembre - la morte in diretta globale - ha provocato traumi all'Occidente che ha lasciato segni profondi sulla nostra psiche. In un certo senso, la simulazione della catastrofe rappresenta il suo esorcismo. Il che spiegherebbe la nostra ossessione per il genere post-apocalittico (Io sono leggenda, 2012, "The Walking Dead" etc.) e pre-apocalittico (in questo senso, Melancholia di Lars Von Trier, rappresenta un esempio paradigmatico).
Ubisoft ha sviluppato un concept video per introdurre un gioco che, due anni prima della pubblicazione, si preannuncia altamente controverso. Il filmato mostra un banchiere di successo - un membro del cosidetto 1% - in un lussuoso appartamento, in compagnia della moglie. Lingerie e champagne lasciano presagire momenti di intimità. Ma l'ingresso in scena di un gruppo di uomini armati interrompe i preliminari romantici. L'uomo viene preso a forza e stordito. Si sveglia in un furgone, con una bomba legata al petto. Gli viene ordinato di recarsi a Times Square, nel centro di New York e immolarsi per salvare moglie e figlio (le cui urla strazianti avevano fatto da colonna sonora alla prima parte del trailer)... Il filmato - che contiene immagini forti - è visibile qui nonché qui sotto:
L'omicidio di civili, un tabù che i videogiochi hanno ormai abbondantamente violato (si pensi al controverso livello "No Russian" di Call of Duty: Modern Warfare 2 di Activision, 2010) sarà il piatto forte del nuovo episodio di Rainbow Six/6. Beninteso: altri videogame hanno premediato plausibili scenari futuri. Il recente Battlefield 3 (Electronic Arts) simula l'attacco americano all'Iran, eventualità che diventa ogni giorno sempre più fattibiule. Nel 2010, Homefront (THQ) aveva simulato la futura invasione delle forze Coreane ai danni dell'occidente (USA in primis). Ma lo sparatutto di Ubisoft è indubbiamente il più controverso. Non solo perché mostra una New York assediata dai terroristi... Non solo perché è ambientato, per un buon 80%, negli Stati Uniti, nel cuore dell'impero... Rainbow 6 costringe il giocatore a compiere scelte di natura morale particolarmente difficile. Pone domande particolarmente ardue: è giusto sacrificare un ostaggio per salvarne trenta? L'uso della tortura è legittimo quando c'è in gioco il destino di un'intera nazione?
Per rispondere a queste domande non ci resta che impugnare un joypad." (Matteo Bittanti, WIRED)
“La chipmusic è l’urlo primordiale di una cultura digitale ultra-civilizzata,” ha scritto Anders “Goto80” Carlsson nell’introduzione aReformat the Planet (2008), seminale documentario di 2 Player Productions. In questo caso, primordiale fa rima con essenziale. Il suono dei chip è deliberatamente minimal e rappresenta la risposta tecnoludica agli eccessi barocchi del pop contemporaneo MADE IN PRO TOOLS. Inaugurato nel 2006, il Blip Festival ha festeggiato il suo quinto compleanno in quel di Otakuland, altrimenti noto come Tokyo. Tra il 22 e 23 ottobre 2011, la capitale nipponica ha ospitato un party in grande stile che ha richiamato i protagonisti della scena chiptune per una maratona di suoni & visual a bassa, bassissima definizione.
Dimenticatevi di Rock Band e Guitar Hero. Chi fa musica con i videogame non usa chitarra, basso e batteria, bensì console obsolete: Nintendo Game Boy, Nintendo NES, Atari 2600, ma anche i primi microcomputer, Commodore 64 in primis. I musicisti a 8-bit sono una delle frange più creative del mondo hacker: armati di saldatore e cacciavite, compilatori e programmi ad hoc come LittleSound SJ (LSDJ) reinventano e modificano l’hardware originale, manipolando limitati chip sonori per produrre melodie che i "legittimi" sviluppatori non avrebbero mai immaginato. Come i campioni dei videogame, le rockstar dei bit sono conosciute nell'ambiente grazie ai loro nickname: Nullsleep (Jeremiah Johnson), Bit Shifter (Joshua Davis), Bubblyfish (Haeyoung Kim), solo per fare qualche esempio. E non si tratta di un fenomeno di nicchia per pochi adepti: grazie al Blip Festival, nell'ultimo lustro la comunità si è ampliata considerevolmente, fino a diventare un “movimento culturale rizomatico” - ancora Carlsson -, geograficamente distribuito, ma ideologicamente compatto.
Anche se la chiptune gode di particolare successo negli Stati Uniti, in Scandinavia e in Giappone, l’Italia non è rimasta indietro. La scena locale è vibrante, autenticamente alternativa. Tra i campioni del sound videoludico tricolore spiccano TonyLight, VJVisualoop, Arottenbit,CobolPongide, Kenobit, Nrgiga, PostalMarket, LoreB. e PCNA. Un collettivo eclettico ed elettrico che abbiamo potuto apprezzare grazie alla retrospettiva “Bit World” curata da Andra Galuppini a Milano nell’aprile del 2011. Galuppini condivide l'analisi di Carlsson: "[La genesi della chipmusic] va ricondotto a un sito lanciato oltre una decade fa, nel 2000, dall'artista svizzero Gino Esposito che ha dato alla chipmusic una struttura sotto forma di community online, una community che scambia idee, opinioni e intuizioni e coordina incontri, serate e party. Insomma, un social network dedicato agli appassionati di questo genere musicale" La chipmusic - conclude Galuppini, "Non è solo una forma d'arte, ma una vera e propria rete di contatti e appassionati accomunati da una passione per il suono lo-fi e per la tecnologia dei videogame".
Il fenomeno affonda le sue radici negli anni Ottanta. La sua apparizione coincide con l’introduzione sul mercato delle prime console domestiche e dei primi microcomputer. Ma la vera svolta risale ai primi anni Zero quando assume i contorni di quella che il critico britannico Simon Reynolds ha definito retromania: l’idealizzazione di un passato musicale che non è mai veramente esistito, ma a cui viene attribuito il carattere dell’autentico, del puro, dell’originale. Un recupero che è insieme una radicale re-invenzione. Il modus operandi degli artisti chiptune prevede un rifiuto categorico all’aggiornamento tecnologico e della logica dell’obsolescenza pianificata tipica dell’elettronica di consumo. Orgogliosamente geek, i musicisti dei bit prediligono l’arcaico all’ultramoderno, il vintage al futuristico. In questo caso, chip e cheap (“a basso costo”) sono sinonimi.
Il caso paradigmatico è Luka Silas, membro della band Anamanaguchi. Nato e cresciuto a Knife City, in California, Silas usa come strumento musicale il suo fidato Game Boy che aveva acquistato vent’anni fa. Anamaguchi nasce nel 2003 da un progetto dell’allora quindicenne Peter Berkman, il cui EP di debutto, POWER SUPPLY, ispira un’intera generazione di musicisti lo-fi. Tra i tanti, James DeVito, Ary Warnaar e lo stesso Luke Silas che, nel 2009, si uniscono Berkman. Il gruppo produce l'EP DAWN METROPOLIS, ma la vera consacrazione “mainstream” concide con Scott Pilgrim Vs. The World (2010), il videogame tratto dall’omonimo film tratto dall’omonimo fumetto, per il quale realizzano i 24 brani della colonna sonora. Va da sé che il soundtrack spopola in rete.
All’inizio del ventunesimo secolo, il beat del bit - bizzarro connubio tra l'organico e robotico - ha trasceso il contesto puramente ludico per diventare un genere musicale tout court. In un certo senso, la chiptune rappresenta la colonna sonora di un’era in cui passato, presente e futuro coesistono senza provocare paradossi spazio-temporali. Il Blip Festival, organizzato da 8bitpeoples, una delle etichette principali della scena chiptune, nasce dalla volontà di espandere Pulsewave, appuntamento mensile al Tank di New York, il club che ha fatto da catalizzatore per quasi un decennio. Nel 2003, sullepaginediWIREDUS, Malcom McLaren celebrava l’emergere del sound a 8-bit come il ritorno del punk via Nintendo: “Il suono è crudo, rumoroso e spesso suonato e cantato in modo assai povero. Ciononostante, la ridefinizione di piattaforme ormai defunte per risvegliare un’industria musicale in totale declino, costituisce una vera rivoluzione. La chip music è il magazzino del meraviglioso e i suoi creatori hanno ereditato la bacchetta magica della marigna di Cenerentola”.
L’emergere di questa peculiare sottocultura musicale - un'esperienza insieme sintetica e sinestetica - è stata accompagnata, in ambito artistico, dagli esperimenti glitch e minimalisti di Cory Arcangel e del collettivo Paper Rad, che una decade fa conquistavano i musei e le gallerie trendy di New York con una serie di appropriazioni creative di videogame old skool come Super Mario Bros e Pole Position. Il mondo dell’arte tradizionale - che com’è noto capisce poco di videogiochi - annuncia in pompa magna l’avvento di una nuova estetica, dimenticando o ignorando che l’artista canadese Myfawny Ashmore aveva già stravolto e manipolato l’idraulico Mario due anni prima che l’enfant prodige Arcangel si mettesse a rompere le cartucce Nintendo. Ma come ci ricorda Bourdieu, in ambito artistico, il capitale sociale conta assai di più di quello culturale.
Durante il Blip festival di Tokyo si sono esibiti artisti vecchi e nuovi, tra cui Johan Kotlinski, in arte Role Model, che ha cominciato a comporre musica con un computer Amiga nel lontano 1992 e ha creato il leggendario LittleSound DJ. Jeremiah “Nullsleep” Johnson, artista post-cyberpunk laureato in scienze informatiche presso la Columbia University, si è prodotto in un synthop distorto miscelato a suoni industrial ed electro. Il suo stile è permeato suoni corrotti e degenerati. Co-fondatore di 8bitpeople, Johnson ha elevato il glitch musicale ad autentica forma d’arte. Altrettanto epica è stata la perfomance di Jeff “Notendo” Donaldson, artista multimediale e compositore di musica elettronica che da oltre dieci anni produce alcuni tra i più incredibili vj set della comunità chiptune. La logica del fai-da-te caratteristica del punk, miscelata ai suoni elettronici della New Wave continua ad affascinare vecchie e nuove generazioni di performers che hanno trovato nel Blip Festival la loro Woodstock o Lollapalooza.
Le splendide fotografie di Giovanni Fredi, artista italiano appassionato di sottoculture videoludiche, catturano perfettamente l’energia sovversiva di un movimento musicale trasversale, che svolge il ruolo di interfaccia tra mondi, situazioni e culture insieme familiari e sconosciuti. Potete vedere la gallery su GameScenes" (Matteo Bittanti, WIRED)